alvisopoli - ideal city
Benedetta Panisson

QUEER SEA MARRIAGE

Benedetta Panisson

Nel nesso tra la storia del declino della Serenissima e dello slancio utopico in Alvisopoli di Alvise Mocenigo, propongo a Sistema 3 un progetto al quale sto attualmente lavorando, tra ricerca accademica e performance collettiva che si focalizza su di un’altra idea di un nobile veneziano che ancora una volta racconta la relazione tra umano e natura: Pietro Orseolo II e lo sposalizio del mare.
Il progetto Queer Sea Marriage è una ri-lettura transculturale del tradizionale rituale, e culmina in una proposta di performance collettiva, alternativa ridotta ai minimi termini. Alla luce di alcune criticità, quali l’attribuzione di genere agli spazi naturali, la relazione di sfruttamento e subalternità tra umano e natura, pensieri esotici e utopici, tra il “ritorno alla natura” di Alvise Mocenigo, e lo sposalizio con il mare, condivido con voi il materiale video attualmente parte del Padiglione Italia della 19ma Biennale di Architettura, Venezia. Lo spazio utopico del conte di Alvisopoli dialoga così con lo spazio matrimoniale adriatico del doge.

Il progetto Queer Sea Marriage nasce da un’analisi transculturale ed ecofemminista del tradizionale e antico rituale veneziano dello Sposalizio del Mare, che ancora oggi trasmette valori come il dominio su di un mare femminilizzato, l’opulenza, il patriarcato e una gerarchia di potere tra esseri umani e ambiente marino, ma anche l’interdipendenza, anche affettiva, tra Venezia e il mare. Fin dall’anno 1000 la formula pronunciata dal Doge era: «Desposamus te, mare. In signum veri perpetuique dominii» (“Ti sposiamo, o mare, a segno di vero e perpetuo dominio”). Oggi la cerimonia è officiata dal sindaco, seguendo la tradizione storica. Si svolge laddove oggi sorge il M.O.S.E., controverso sistema di protezione dalle acque alte, che realizza tecnologicamente ciò che un tempo si credeva ottenibile attraverso il matrimonio.
Il progetto culmina in NUA, una performance collettiva ridotta ai minimi termini: corpi e acqua. NUA è inclusiva, contemplativa, silenziosa, ecologica, de-gerarchizzata, e rappresenta un’unione intima tra la comunità veneziana e il Mare Adriatico. Un immaginario tra umano e mare così intimo da poter appartenere a qualsiasi comunità legata al mare. Nel dialetto veneziano questa parola porta con sé due significati simultanei: “nuda”, in riferimento allo spogliare questa immersione collettiva da ogni simbolo di potere e forma di dominio, fino alla sua forma più minimale; e “nuotano”, evocando la connessione fisica con il mare.

Questo momento di intimità tra i veneziani e l’Adriatico non offrirà soltanto uno spazio di calma e silenzio, ma sarà anche una potente dichiarazione sull’importanza della costruzione delle immagini e del controllo narrativo da parte delle comunità locali, piuttosto che in funzione di esotismo o sfruttamento economico. NUA è un’alternativa contemporanea, non una sostituzione: attentamente concepita e plasmata in ogni forma ed esito attraverso un processo partecipativo locale, una rete internazionale di interconnessione e una costellazione di partner selezionati con comprovata eccellenza.
L’obiettivo è mantenere vivo e ri-significare, nell’epoca della crisi climatica, dell’innalzamento globale del mare e di una visione di inclusività radicata nel pensiero queer e nella pratica artistica e accademica, il patrimonio culturale immateriale di una comunità resistente come quella veneziana. Il valore simbolico di quest’azione collettiva si riflette anche nella scelta del luogo: la spiaggia del Lido di San Nicolò, a pochi passi dal MOSE. Qui, l’immagine di una comunità che si immerge insieme nel mare diventa non solo rappresentazione della crisi, ma anche del modo di affrontarla – con sensualità, consapevolezza e creatività.
Il progetto, ora parte del Padiglione Italia alla 19ª Biennale di Architettura di Venezia, metterà in scena una performance dimostrativa nell’estate 2025 come tappa verso una versione più ampia prevista per il 2026. Marianna Biadene è co-curatrice della performance e coordinatrice locale del progetto.
Un ringraziamento speciale va alla Collezione i Cotroneo, Roma, per il loro sostegno.

BIO

Benedetta Panisson (1980, Venezia) è un’artista visiva che lavora con la fotografia analogica, il video e la performance, intrecciando pratica artistica e ricerca accademica. La sua ricerca si concentra sugli immaginari erotici e sessuali negli spazi marini e insulari, esplorando comunità di mare, intimità e pratiche sensuali legate agli spazi acquatici.
È impegnata in un dottorato di ricerca presso la Durham University, tra studi visuali e queer studies, con un focus sulla fotografia delle sessualità umane e animali nei paesaggi acquatici, . Ha esposto in musei, gallerie e istituzioni internazionali. Tra le sue partecipazioni artistiche e collaborazioni accademiche: Padiglione Italia, 19ª Biennale di Architettura; Onassis Cultural Centre (Atene); TEA, Museo di Arte Contemporanea di Tenerife (Isole Canarie, Spagna); OPR Gallery (Milano); Contingent Movements Archive (piattaforma del Padiglione Maldive, 55ª Biennale di Venezia); Cambridge University; Antennae Journal; Fondazione Bevilacqua la Masa (Venezia); Royal College of Art (Londra); Premio Internazionale per la Performance, Centrale Fies; Der Greif; Frieze Art / Paul Smith (Londra); Galleria Riccardo Crespi (Milano); UNESCO / COAL Prix (Parigi); Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento; Centre International des Récollets; Furla Art Award; Project Space Berlin; Università Milano-Bicocca; Centro Pecci; International Sarajevo Winter Festival; Istituto Veneto di Lettere, Scienze ed Arti (Venezia); Università Ca’ Foscari / European Centre for Living Technology; La Guarimba Film Festival (Italia).