Arrivando per la prima volta ad Alvisopoli, non è possibile ignorare le oche che pascolano sul selese: come fossero i guardiani della città, osservano tutti, giudicano tutto. Per la caparbietà con cui abitano quel luogo, ne sono diventate il simbolo.
Chissà cosa pensano del progressivo spopolamento di Alvisopoli, del palo della cuccagna, degli artisti che sembra non abbiano mai visto un’oca in vita loro, di noi.

A volte si ha l’impressione che non aspettino altro che ce ne andiamo tutti; che la città, disumanizzata, appartenga a loro e a loro soltanto. Forse lo sanno che questa prospettiva non è poi così remota. Di certo sanno che, in alcune stagioni, migrare è l’unica soluzione possibile. Ma le migrazioni delle oche selvatiche non sono mai un vero e proprio abbandono, piuttosto un andirivieni.
Un ciclo di ritorni e ripartenze accompagna il cadere delle ultime foglie e il germogliare di nuovi frutti. Laddove alcuni partono, qualcun altro potrebbe giungere. Il gioco dell’oca selvatica è un dispositivo poetico per ragionare sui passi che compiamo ogni giorno, quelli che ci allontanano e quelli che ci avvicinano alla nostra città ideale. Si compone di 63 caselle mobili, stampate in 3D con un polimero di origine vegetale (PLA).
Il progetto è concepito come un’installazione per l’esterno di Villa Mocenigo. L’opera può essere fruita come un vero e proprio gioco dell’oca, lanciando i dadi e muovendosi accanto alle case-caselle come se si stesse facendo una passeggiata per le strade della città. Lo schema numerico tradizionale resta invariato, così come gli effetti di ciascuna casella speciale.
Quando si capita su una casella OCA (contrassegnata dal colore rosso), si raddoppia il numero uscito nei dadi e si avanza dunque per una distanza pari al movimento appena effettuato; dalla casella 6 (SELESE) si va direttamente alla 12;
sulla casella 19 (BAR) si aspetta un turno;
sulla 31 (STAGNO) e sulla 52 (BOSCO) si rimane fermi finché non si è raggiunti da qualcunx, che rimarrà poi fermx a sua volta;
dalla casella 42 (SIEPE) si indietreggia fino alla 39;
dalla casella 58 (NEBBIA) si torna alla casella 1.
La circolarità non perfetta del gioco rappresenta il costante desiderare un oltre irraggiungibile.
Non a caso le caselle 1 e 63 si trovano ad un passo l’una dall’altra: esse rappresentano due punti contigui nello spazio, ma divisi da un sentiero tortuoso; l’inizio e la fine di un pensiero. Dal desiderio di saper migrare al desiderio di saper tornare il passo è breve.
Per godere della massima esperienza di gioco, consigliamo di evitare qualsiasi forma di competizione.

1 Dove mi vedo nel futuro?
5 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
6 SELESE voglio giocare e corro fino a dodici.
9 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
14 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
18 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
19 BAR se cerco consiglio, lo trovo. Aspetto un turno.
23 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
27 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
31 STAGNO se mi distraggo, cado? Non mi muovo fino al tuo arrivo.
32 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
36 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
41 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
42 SIEPE cambio strada, faccio tre passi indietro.
45 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
50 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
52 BOSCO se mi distraggo, volo? Non mi muovo fino al tuo arrivo.
54 vorrei saper migrare come l’oca selvatica.
58 NEBBIA so dove sto andando? Torno daccapo.
59 vorrei saper tornare come l’oca selvatica.
63 Oggi sono qui.