ideal city - alvisopoli
Alvise Bittente

“Alvisopoli remix, ovvero un’aria di rosa dei venti”

Alvise Bittente

Il lavoro di Alvise Bittente ad Alvisopoli si colloca in quella zona di incontro tra pratica artistica, indagine antropologica e racconto visivo che caratterizza la sua ricerca. Disegnatore, osservatore e ‘afflatabulatore’, Bittente ha assunto il ruolo di testimone grafico dell’intero progetto, seguendo le residenze degli altri artisti e restituendone in tempo reale la trama umana e simbolica.

Contatti

Alvise Bittente (nato nel 1973) è un artista veneziano che usa il medium tradizionale del disegno

Fin dalla prima assemblea pubblica al Bar Mocenigo, l’artista ha messo in atto una forma di “ascolto visivo”: disegnare i volti, i gesti, le posture degli abitanti non come ritratti realistici, ma come mappe emotive. Nella pluralità delle fisionomie, nei dettagli colti con tratti rapidi e sicuri, si leggono le tensioni sociali, i legami invisibili, le attese e le diffidenze che attraversano la comunità. Il disegno, in questa prospettiva, diventa strumento di conoscenza, capace di restituire sfumature che sfuggono alla fotografia e che appartengono alla temporalità dell’incontro.

Un elemento simbolico emerge presto come filo conduttore della sua residenza: il mazzo di chiavi di Villa Mocenigo. Non soltanto oggetti materiali, ma emblemi di accesso e di soglia, le chiavi sono per Bittente metafora di un potenziale ancora chiuso, di porte che possono — o devono — essere aperte. La loro presenza ricorrente nei disegni dialoga con un episodio narrato dallo scrittore Andrea di Robilant, anch’egli discendente dei Mocenigo, che durante una visita ad Alvisopoli fu accolto da un abitante con in mano un mazzo simile, pronto a guidarlo attraverso le stanze della villa.

Bittente ha frequentato i luoghi più informali del paese, in particolare i bar, spazi tradizionalmente percepiti come domini maschili, usandoli come punti di osservazione privilegiati per far emergere genealogie di appartenenza e reti di reciprocità. Qui, il disegno dal vivo diventa conversazione, pretesto per rompere la distanza tra artista e abitante, fino a quando qualcuno chiede di essere ritratto e, simbolicamente, affida all’artista “le chiavi della città”. È un gesto piccolo ma decisivo: l’alterità si trasforma in prossimità, lo sguardo esterno diventa specchio attraverso cui la comunità rinegozia la propria auto-rappresentazione. La componente testuale, intrecciata ai disegni, non svolge una funzione didascalica, ma agisce come controcanto ironico o intuitivo, capace di spostare il senso e di aprire altre letture. L’oscillazione tra serio e faceto, tra registri alti e popolari, produce un linguaggio ibrido che restituisce la complessità del contesto senza cristallizzarlo in un’immagine definitiva.

Nel quadro di Ideal City, il lavoro di Bittente si innesta soprattutto nei filoni della memoria collettiva e della rigenerazione culturale, riflettendo sulla problematica dello spopolamento e dei conseguenti nuovi modelli di attivazione civica. Disegnare gli abitanti e i loro luoghi non significa rappresentarli come “tipi” o “caratteri”, ma mettere in circolo un’immagine condivisa che diventa strumento di riconoscimento reciproco. Il mazzo di chiavi, infine, è la sua allegoria più efficace: ogni relazione costruita, ogni gesto di fiducia, è una serratura aperta verso possibilità future.

Bio

ALVISE BITTENTE un’equilibrista funambolo zoppo s’una corda insaponata ….da chissà dove sceso, un 5/7/‘73 sul bagnasciuga del mare guardando oriente.

Allevatosi all’esposizione pubblica, da un wor(l)d carpet a un tapies rouland, fa correr la palla terrestre sotto i piedi, tra premi, riconoscimenti, disconoscimenti, fondazioni, musei, galleristi, collezionisti, curatori, pazienti, malati, degenti, assistenti, primati, fiere, chimere, gallerie, tunnel, parodie, personali, spersonali, collettive, colletti, cravatte, farfalle e pindariche
escursioni incursioni tra buchi neri, carie, cariatidi, folle, fobie, follie e falle della lingua di segni e dis(d)egni. Da torino shangai messico berlino parigi bari newyork rimini, tra mari, fiumi, champagne e oceani, ande, appennini, manzanarri e colpi di reni, è impiegato a volteggiar piroette danzanti in punta di penna, con la leggiadrìa d’una piuma in cortocircuito.