ideal city - alvisopoli
Nico Angiuli

Nico Angiuli

L’arrivo di Nico Angiuli ad Alvisopoli è stato accompagnato da un’idea iniziale chiara: indagare la memoria contadina, coerente con la storia produttiva di Villa Mocenigo e con il lavoro agricolo che ne aveva plasmato l’identità. Ma come spesso accade nelle pratiche radicate nel contesto, la realtà del luogo ha imposto un cambio di rotta.

Contatti

Docente a contratto in Performing Arts all’Accademia di Belle Arti di Bari, lavora frequentemente con associazioni e gruppi informali.

Il paese, infatti, non offre la vitalità agricola immaginata: poche occasioni di aggregazione, un’unica piazza abitata in modo intermittente e, come presenze costanti, tre oche che stazionano sul selese. E proprio da queste presenze, unite alle memorie raccolte dall’artista, in dialogo con la gente del posto, nasce lo slittamento concettuale: i racconti hanno restituito l’immagine di un tempo in cui la piazza di Villa Mocenigo era animata da bambini che giocavano a calcio – un’abitudine scomparsa da decenni, segno evidente dello spostamento e della difficoltà di integrazione con le nuove comunità migranti (che nel frattempo hanno scelto di vivere ad Alvisopoli).

Da qui prende forma una performance che trasforma il gioco in un dispositivo di comunità. Nasce così l’idea di una partita di calcio giocata con un pallone interamente rivestito di piume d’oca. Un gesto semplice, ma densamente simbolico: le piume riportano a un bestiario domestico, mentre il gioco rompe la formalità degli incontri e attiva relazioni tra persone di età, provenienze e appartenenze diverse. La partita si svolge su un campo segnato da due porte, una delle quali realizzata replicando due delle colonne delle barchesse di Villa Mocenigo: un gesto simbolico che lega l’architettura storica al gioco (dell’arte).

Il reclutamento dei giocatori non è stato lineare: un volantino preparato da un ragazzo di dodici anni, Nicola, non ottiene la risposta sperata, ma l’iniziativa viene accolta con entusiasmo dagli abitanti magrebini delle case ATER, che entrano così nella squadra. La composizione eterogenea del gruppo riflette la complessità sociale di Alvisopoli, fatta di linee di separazione ma anche di inaspettate convergenze.

La partita, giocata sul selese, ha avuto un duplice obiettivo: coinvolgere simbolicamente gli abitanti in un’esperienza ludica che fosse anche momento di socialità e realizzare una fotografia collettiva destinata alla mostra finale, come segno di appartenenza e memoria condivisa. Il risultato è un’azione tanto leggera quanto incisiva, in cui la fisicità del gioco diventa veicolo di incontro, stempera distanze, diffidenze e l’idea implicita di competizione.
Dal punto di vista antropologico, La piccola partita piumata mette in luce il valore del gioco come strumento di costruzione comunitaria, soprattutto in contesti in cui la vita sociale appare frammentata. Qui il calcio non è agonismo regolato, ma rituale di cooperazione, spazio in cui le regole si negoziano sul momento e la convivenza si sperimenta in forma immediata.

BIO

Negli ultimi quindici anni Angiuli ha collaborato a diversi progetti transfrontalieri con Stalker/ON; fondando anche il collettivo lmotorediricerca, lavorando dal 2006 al 2011 tra Albania, Grecia e Italia. In quegli stessi anni realizza un ciclo postumo di opere pascaliane, a partire dai taccuini personali dell’artista. Avvia un’indagine sul mondo del lavoro Ma Vai a Lavorare!, Le piastrelle Sono Intenzioni, The Tools’ Dance, con cui si sposta in Spagna nel biennio 2012-2013, lavorando alla video-archiviazione dei gesti agricoli legati alla vite e all’ulivo, invitando braccianti e danzatori a partecipare. Nel 2015 realizza Tre Titoli, film interamente girato nelle terre natie del padre storico del sindacalismo italiano Giuseppe Di Vittorio, che nel 2016 viene presentato alla Quadriennale di Roma. Nel 2017 presenta alla Fabbrica del Vapore di Milano The Tools’ Dance – Collective Performance, opera in 3 atti a cura di Martina Angelotti e Care/of.

Angiuli nel 2020 è tra gli artisti premiati del premio Cantica 21 promosso dal MiBACT a dal MAECI Ministero per gli Affari Esteri e del Sistema Paese; nel 2018 vince la III edizione del premio Italian Council 2018, promosso dal MiBACT e per cui realizza l’opera The Human Tools che indaga i temi della de-umanizzazione del corpo umano e della vitalizzazione di corpi umanoidi; il film si fruisce all’interno di una grande installazione circolare; l’opera (prodotta da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto) vede in scena robot, operai, schiavi antichi e contemporanee e sculture mitologiche.

Recentemente, Angiuli è stato invitato dalla Fondazione Onassis di Atene per sviluppare la sua ricerca sulla traduzione degli algoritmi del lavoro in performance, che realizzerà tra Berlino e Atene nel 2021. Inoltre è tuttora impegnato in una ricerca sulle forme di resistenza non organizzata, e nella costruzione di un servizio gondole (con tanto di gondoliere) nei canali di Porto Marghera a Venezia.

Docente a contratto in Performing Arts all’Accademia di Belle Arti di Bari, lavora frequentemente con associazioni e gruppi informali.